Riforme in vista: la rendita catastale in primo piano

Riforme in vista: la rendita catastale in primo piano

Venerdì 20 febbraio è prevista l’entrata in vigore di una riforma del Catasto che prevederà, tra le altre cose, l’attribuzione di nuove categorie catastali e una loro revisione, al fine di ridurre l’attuale quantità di ventisei a otto. Inoltre sarà annullata la distinzione fra immobili di lusso (A/1, A/8, A/9) e popolari e il valore delle abitazioni sarà calcolato guardando alla loro metratura e posizione.

 

Il decreto

Nel decreto saranno presenti dettagli, procedure, criteri di definizione dei nuovi valori patrimoniali e rendita catastale degli immobili, prendendo come punto di riferimento i dati di mercato. La nuova suddivisione delle categorie è fatta in base alla destinazione d’uso e sarà così costituita, abbandonando le precedenti A-B-C-D-E-F:

  • Gruppo O, immobili ordinari. Tutti quelli che sono considerati appartamenti saranno classificati come O/1.
  • Gruppo S, immobili speciali.

Tutte le abitazioni residenziali saranno inserite in un’unica categoria.

 

Immobili senza planimetria

Il numero varia dai tre ai quattro milioni e per i loro proprietari sarà un problema passare dai vani a metri quadri, come previsto dalla legge di delega fiscale. Un precedente di questa situazione risale al 1939, quando erano molti gli immobili non mappati, in particolare in campagna, e per i quali le metrature erano ricavate dalla “scala” presente sui disegni. A quei tempi, quindi, la rendita catastale di un immobile era calcolata sul numero dei vani e non su quello dei metri quadri.

 

Una possibile soluzione

Per ovviare alla mancanza di planimetrie è stato proposto di attribuire un determinato numero di metri quadrati ai vani, per cui, per esempio, a un immobile di categoria A/2, con una consistenza di 6,5 vani, verrebbe assegnata una metratura catastale di 136,5 mq.

Le vecchie categorie A/2, A/3 e A/4 includono la maggior parte degli immobili, i cui vani corrispondono a circa 20/21 metri quadrati. Le categorie B e C comprendono invece immobili la cui consistenza è già espressa in mq, anche senza planimetria, fatta eccezione per i B/8, valutati in metri cubi.

Una tale equivalenza sembra essere piuttosto arbitraria, per cui si prevede che molti proprietari di immobili preferiranno rivolgersi a esperti per richiedere le planimetrie, piuttosto che vedersi attribuiti dei mq aggiuntivi.

 

Conseguenze

Sulla scia di quanto anticipato, la riforma del catasto porterà a cambiamenti quali:

  • L’assegnazione di metratura per gli immobili non dotati di planimetria.
  • La comunicazione dei dati all’Agenzia delle Entrate da parte dei proprietari.
  • La possibilità per i professionisti di fare rilievi e stime.
  • La riduzione del 30% di valore patrimoniale e rendita catastale per immobili dei gruppi O e S.
  • Riduzioni specifiche per edifici storico-artistici.
  • La possibilità di adeguamento delle stime dopo cinque anni, in vista della rivalutazione generale decennale, partendo dai valori dell’Osservatorio sul mercato immobiliare.

 

Tempi

La riforma avrà come data di inizio il 20 febbraio 2015, ma ci vorranno cinque anni affinché entri definitivamente in vigore. I modelli degli immobili di riferimento saranno approvati entro il 1° luglio 2015 ed entro la metà del 2018 saranno messe a punto le funzioni statistiche per determinare la nuova base imponibile a dicembre 2019.

Le prime fasi operative dell’attuazione della riforma dovrebbero iniziare nella seconda metà del 2015, tranne in alcune province in cui si dovrà attendere il 2016.

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